domenica 20 ottobre 2013
domenica 13 ottobre 2013
Iran. Quattro anni di carcere per donna convertita al cristianesimo
ArticoloTre
La sharia
iraniana non consente la conversione dall’islam: la punizione può essere
addirittura la pena capitale. Mariam Naqqash, una delle principali
organizzatrici di cerimonie religiose cristiane a Teheran, è stata
condannata a 4 anni di carcere.
È stata condannata a 4 anni di carcere Mariam Naqqash, iraniana convertita al cristianesimo. Lo riferisce il sito d’informazione Iran press news, spiegando che Naqqash è stata riconosciuta colpevole dal Tribunale della Rivoluzione di Teheran di “attentato alla sicurezza nazionale, avendo fatto propaganda religiosa nel paese”. La donna è nota per essere tra le principali organizzatrici delle cerimonie religiose cristiane a Teheran. Accusata, inoltre, di spionaggio a favore di Gran Bretagna e Israele, è stata rinchiusa nel carcere di Evin, a Teheran.
Secondo i siti d’informazione attivi nell’ambito dei diritti umani, sono diverse le chiese clandestine fondate dai neo-cristiani iraniani a Teheran e nelle città vicine alla capitale quali Shahriar, Fardis e Karaj. Negli ultimi anni sono aumentate in modo considerevole le conversioni, soprattutto dei giovani, dall’Islam alle altre religioni, in particolare il cristianesimo, lo zoroastrismo e la fede bahai.
È stata condannata a 4 anni di carcere Mariam Naqqash, iraniana convertita al cristianesimo. Lo riferisce il sito d’informazione Iran press news, spiegando che Naqqash è stata riconosciuta colpevole dal Tribunale della Rivoluzione di Teheran di “attentato alla sicurezza nazionale, avendo fatto propaganda religiosa nel paese”. La donna è nota per essere tra le principali organizzatrici delle cerimonie religiose cristiane a Teheran. Accusata, inoltre, di spionaggio a favore di Gran Bretagna e Israele, è stata rinchiusa nel carcere di Evin, a Teheran.
Secondo i siti d’informazione attivi nell’ambito dei diritti umani, sono diverse le chiese clandestine fondate dai neo-cristiani iraniani a Teheran e nelle città vicine alla capitale quali Shahriar, Fardis e Karaj. Negli ultimi anni sono aumentate in modo considerevole le conversioni, soprattutto dei giovani, dall’Islam alle altre religioni, in particolare il cristianesimo, lo zoroastrismo e la fede bahai.
Stando ad alcuni siti d’opposizione, negli
ultimi due anni oltre 300 iraniani convertiti al cristianesimo
sarebbero stati arrestati su ordine dell’autorità giudiziaria iraniana.
La sharia in vigore in Iran non consente la conversione dall’islam ad
altre religioni. L’abiura dell’islam è punibile anche con la pena
capitale. Ecco perchè molte conversioni in Iran avvengono in segreto.
martedì 24 settembre 2013
Ministro Bonino ,NO al dialogo con chi usa esecuzioni capitali e torture come risposta a eventuali dissensi . Non importiamo la dittature!
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| Emma Bonino incontra Zarif, ministro degli Esteri |
Ministro Bonino
Non posso pensare che una mente proiettata nell' UMANITARIO quale la sua , possa credere alle ingannevoli dichiarazioni del Presidente Iraniano Rohuani .
Farsi portavoce per un dialogo con l'Occidente !
Quale dialogo si può intrattenere con chi fa un uso sistematico di mezzi quali esecuzioni capitali e torture , nei confronti dei propri cittadini , quando osano esprimere dubbi , neanche dissenso .
Come può pensare dì avviare un dialogo con chi sta riportando la donna nel mondo dell' invisibile !
Ministro Bonino come può avviare un dialogo con chi , nel diniego assoluto dei diritti umani si era posto quale Presidente Moderato Un coraggioso NO al modello Komheinista!
Non posso pensare che una mente proiettata nell' UMANITARIO quale la sua , possa credere alle ingannevoli dichiarazioni del Presidente Iraniano Rohuani .
Farsi portavoce per un dialogo con l'Occidente !
Quale dialogo si può intrattenere con chi fa un uso sistematico di mezzi quali esecuzioni capitali e torture , nei confronti dei propri cittadini , quando osano esprimere dubbi , neanche dissenso .
Come può pensare dì avviare un dialogo con chi sta riportando la donna nel mondo dell' invisibile !
Ministro Bonino come può avviare un dialogo con chi , nel diniego assoluto dei diritti umani si era posto quale Presidente Moderato Un coraggioso NO al modello Komheinista!
lunedì 16 settembre 2013
Iraq: l'ennesima strage contro i residenti iraniani a campo Ashraf
Viene presentato un video e una foto del massacro di domenica 1 settembre compiuto dalle forze di sicurezza irachene contro i residenti iraniani del Campo Ashraf, nel quale sono stati uccisi 52 membri della resistenza iraniana e altri 7 sono stati presi in ostaggio e tenuti in luogo segreto. Le immagini mostrano uomini e donne prima ferite e poi "giustiziate" con un colpo alla testa, in alcuni casi con le mani ancora legate
lunedì 9 settembre 2013
Firma per una dichiarazione contro il massacro di Camp Ashraf e per la tutela dei residenti di Camp Ashraf e Liberty
Il massacro brutale dei residenti di Ashraf del 1 settembre 2013, che
ha lasciato sul campo 52 martiri e 7 ostaggi, è stato perpetrato dalle
forze irachene su ordine di Khamenei e Maliki; si è trattato di un
grande crimine contro l’umanità e non dovrebbe passare sotto silenzio.
Khamenei, alle prese con problemi interni e internazionali, aveva
un’assoluta necessità di questo eccidio, che è un’altra faccia
dell’attacco chimico alla periferia di Damasco e della carneficina di
centinaia di civili, bambini compresi
.
Noi, firmatari di questa dichiarazione, condanniamo l’apatia e il
silenzio delle organizzazioni internazionali nei confronti di questi
crimini orrendi dei mullah che governano l’Iran e del loro governo
fantoccio in Iraq, e chiediamo agli Iraniani nel mondo e alle persone
responsabili e rette delle altre nazioni di sostenere e difendere i
residenti di Camp Liberty e Camp Ashraf. Affianco agli Iraniani,
sollecitiamo l’Unione Europea, il governo degli Stati Uniti e le Nazioni
Unite a richiedere le seguenti misure
:
Primo: Impegnarsi per il rilascio immediato dei 7 ostaggi dell’attacco
.
Secondo: Mandare via le forze irachene da da Camp Ashraf e Liberty e
sostituirle con i Caschi blu delle Nazioni Unite, per difenderli fino
alla conclusione del processo di trasferimento dei residenti dei campi
verso l’Europa o gli Stati Uniti
.
Terzo: Istituzione di un comitato internazionale di indagini
imparziali e deferimento dei fatti del 1° settembre al Consiglio di
sicurezza perché venga fatta giustizia e i responsabili siano puniti.
Indirizzo E-mail per firmare in sostegno di questa dichiarazione:
ashraf.massacre@gmail.com
domenica 8 settembre 2013
IRAN. Chi comanda i pasdaran che combattono in Siria: Mohammad Reza Zahedi
Dal 2006 al 2008 è stato comandante dell’Esercito dei pasdaran (Guardiani della Rivoluzione), oltre che responsabile della Base Sarallah, che garantisce la sicurezza di Teheran.
Il suo nome appare nella lista delle persone e delle aziende con cui non è possibile intrattenere rapporti, frutto della Risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
.
domenica 1 settembre 2013
il raid delle forze irachene di Nour al-Maliki contro i residenti iraniani di Camp Ashraf
Ultimo aggiornamento da Camp Ashraf Iraq (10:00 Baghdad ora locale)
Il bilancio delle vittime del raid delle forze irachene al comando di
Nour al-Maliki contro i residenti iraniani di Camp Ashraf in Iraq è
salito a 44.
Il raid è iniziato a mezzanotte ed è ancora in corso.
Il campo è stato isolato e le forze irachene, che si avvalgono anche
di unità di combattimento speciali (SWAT) fanno anche uso di mortai: una
fitta coltre di fumo si è levata dal campo.
Molti feriti versano in condizioni critiche.
Altri residenti sono stati presi in ostaggio.
I martiri identificati sono: Zohreh Ghaemi, vice segretario generale
del PMOI/MEK; Giti Givehchian, membro anziano del Consiglio del PMOI
Mitra Bagherzadeh Gila Toloue, Fatemeh Kamyab , Maryam Hosseini, Majid
Shivyari, Azim Naroui, Rahman Manani, Hassan Jabari, Mehdi Fatollah
Nejad, Alireza Khooshnevis, Mohammad Reza Safavi, Saeed Akhavan, Hossein
Rassouli, Nasser Habashi, Ali Asghar Mechanic, Ali Mahmoudi, Ibrahim
Assadi.
La resistenza iraniana chiede un’azione urgente e si appella
all’UNAMI e all’ambasciata statunitense in Iraq perché inviino
immediatamente una delegazione nel campo per fermare il massacro dei
residenti.
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