lunedì 23 marzo 2015

la lobby pro Iran


Poco tempo fa ho trovato su facebook alcuni interventi strani riguardanti il mio paese d'origine cioe' l'Iran , scritti da una signora italiana di nome Tiziana Ciavardini, costei difende il sistema discriminatorio dell'apartehid femminile in vigore nella Repubblica Islamica dell'Iran. Inizialmente ho cercato di dialogare con lei , usando anche fatti realmente accaduti in Iran a sostegno delle mie tesi, ma ho sempre trovato una presa di posizione maliziosa da parte sua. Noi cittadini iraniani abbiamo un'abitudine particolare e dove non riusciamo a comprendere alcune prese di posizione, facciamo ricerche approfondite per avvalorare le nostre rimostranze.

 Ho così scoperto che la signora in discussione non e' una giornalista di Repubblica, ma ogni tanto fa pubblicare (tramite alcuni amici) degli articoli sul giornale “Repubblica on line” , dove racconta la situazione del nostro paese elogiando che fa comodo il sistema criminale islamico in vigore in Iran. Arrivando al dunque, ho trovato qualche sua intervista su un giornale di proprieta' dei Pasdaran (formazione dei guardiani della Repubblica Islamica che si trova nella lista nera delle organizzazioni terroristiche stilata dalla comunita internazionale) nella quale racconta i motivi per cui ama l'Iran, affermando che e' un Paese molto simile all'Italia, sia culturalmente sia dal punto di vista storico. Durante un'intervista racconta che i giovani iraniani adorano certe cerimonie religiose, tipo Ashura. E critica anche i movimenti d'opposizione come Masi Alinejad, ( Attivista iraniana, 38 anni, vive in esilio fra Londra e New York. Appena premiata a Ginevra con il Women's Right Award, il premio per i diritti delle donne assegnato dal Summit for Human Rights and Democracy )

. Dopo tanti mesi di ricerca scopro che suo marito italiano pure lui ha rapporti d'affari con l'Iran. Ora mi e' chiaro perché' questa signora difende l'Iran in maniera cosi' seria per non dire accanita . Sicuramente l'Iran ha parecchie cose in comune con l'Italia, perché e' un paese con una storia millenaria e molteplici siti archeologici, però dal punto di vista della violazione dei diritti umani non hanno nulla in comune. E noi non possiamo fare finta che in quel Paese non succeda nulla. Visto che la signora Ciavardini e' una donna, elenco qui di seguito i diritti che le donne, purtroppo, in Iran non hanno
:
Il Vice presidente Iraniano Mowlaverdi e Ciavardini  
”. “il marito è il capofamiglia e la moglie gli deve obbedienza” e “nel caso in cui la donna rifiuti di obbedire senza ragioni concrete, non avrà diritto agli alimenti”. Inoltre “è costretta ad avere rapporti sessuali con il marito anche contro la propria volontà; non può uscire di casa, non può viaggiare senza un'autorizzazione scritta e firmata da un maschio della propria famiglia che puo' essere il marito -padre-fratello o addirittura il figlio della donna. in realta' la donne viene annullata, non può lavorare senza il permesso del marito”. Secondo il codice civile poi “la donna non ha diritto alla patria potestà sui figli”, la poligamia è accettata e la donna eredita sempre la metà rispetto a un uomo
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 A questo si aggiunge che “l’età minima per l’incriminazione è di 15 anni per i ragazzi e di appena 9 per le bambine” , “che in tribunale la testimonianza di un uomo vale quanto quella di due donne e che la donna che compare in pubblico senza hijab, cioè senza velo, può essere punita con una pena che va dai 2 ai 10 mesi di prigione”. Non puo' fare il giudice (esempio lampante il premio nobel del 2003 , la dottoressa Shirine Ebadi). Infine, il delitto d’onore: ” il marito che scopra la moglie adultera nell’atto consumare con un altro uomo, può uccidere entrambi. Solo nel caso in cui la donna non fosse consenziente può essere risparmiata”; poi la situazione dei diritti umani nel paese e' spaventosa. Guardate l'ultimo rapporto dell'inviato delle Nazioni Unite per i diritti umani del dott Ahmad Shahed denuncia una situazione senza appello.Il numero di persone impiccate e' spaventosamente alto e riguarda spesso i giovani oppositori politici, le minoranze religiose – etniche. Per quanto riguarda l'incarcerazione dei cristiani, essa e' aumentata

Tiziana Ciavardin at the INTERNET MARKETING & URBAN TOURISM INTERNATIONAL CONFERENCE - TEHRAN
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Con tutti questi problemi che ha il Paese , la “partigiana italiana” cioe' la Ciavardini, quando dice che i giovani adorano le cerimonie religiose tipo Ashura, è molto probabile che non sappia che il 70% della popolazione si considera totalmente atea. E critica l'opposizione che combatte contro il velo e anche contro l'embargo nei confronti dell'Iran decretata dai Paesi occidentali. Immaginate che questo personaggio difende la Repubblica Islamica , e condanna anche il giornale satirico francese Charli Hebdo , il quale secondo lei non ha il diritto di criticare il profeta dei musulmani
.
Penso che questa giornalista non si vergogni affatto di difendere il regime terroristico della Repubblica Islamica, cosi suo marito potra' tranquillamente continuare a fare il proprio business.
Immaginate la coerenza di una donna giornalista che difende un regime il quale nella sua Costituzione considera la donna mezzo essere umano, sul quale l'uomo ha il totale controllo; non so cosa dire.Iimmaginate che una donna europea, giornalista, che sa che in alcune piazze iraniane piu' di 100 donne sono state lapidate e migliaia di persone ogni anno in varie citta' pubblicamente vengono impiccate, e fa finta di non vedere, e parla del turismo e attacca i movimenti d'opposizione
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Questa donna cosa dira' a milioni di donne che non hanno il diritto di divorzio? E cosa dira' ai genitori i cui figli sono stati lapidati, e come si comportera' con migliaia di madri i cui figli sono stati impiccati? Lei ha mai sentito parlare di Reyhaneh Jabari, che e' stata stuprata e, avendo ucciso il suo stupratore è stata condannata a morte,, per aver difeso la sua dignità; che il comune di Firenze ha dedicato a Rayhaneh uno spazio pubblico per aver difeso la propria dignita', cosa dira a loro
?
Questa giornalista non si vergogna del fatto che a milioni di giovani e' proibito ballare, che non hanno il diritto di amare ne' tanto meno di criticare. E lei viene a portare il messaggio del Presidente Ruohani che ha partecipato alla stesura della Costituzione della repubblica criminale islamica , e dichiara che lui e' un uomo di pace. Questa donna non si vergogna che il giornale satirico Charli Hebdo non ha il diritto di criticare il profeta dei musulmani e proprio nel continente di Voltaire? Dico semplicemente che questa giornalista crea solo odio tra la gente. Noi difendiamo il diritto delle donne e siamo contro le spose bambine e contro la pena di morte.
Associazione Nedaday-

lunedì 16 marzo 2015

Perché la diplomazia culturale tra Iran e Italia è così importante



 A questo punto, vorremmo rivolgerLe alcune domande:

 può davvero l’Italia, paese in prima fila per l’approvazione della Moratoria contro i Diritti Umani, approfondire le relazioni diplomatiche con il Paese che ha il record mondiale delle pene di morte? può davvero il Senato promuovere le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, il cui Parlamento ha invocato la pena di morte per Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, leader del Movimento di opposizione Onda Verde? 
 può davvero l’Italia, Paese che promuove al parità di genere, approfondire le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, nel cui Codice è scritto che la vita della donna vale metà di quella dell’uomo? 
 può davvero l’Italia, Paese che ha condannato i massacri di Bashar Assad, approfondire le relazioni diplomatiche con un Paese, l’Iran, che tiene in vita il dittatore siriano con armi, soldi e miliziani Pasdaran?
 può davvero l’Italia, Paese di tradizione cristiana, approfondre le relazioni diplomatiche con un Paese che incarcera i musulmani che si convertono, accusandoli di apostasia?
  Ministro Bray lei parla di ARTE lo sa cosa significa per un artista vivere nella Repubblica Islamica ?! lei parla di cinema Iraniana di Panhi e Makmalbaf lo sa Jafar Panahi, regista pluripremiato, è stato condannato in Iran a sei anni di carcere e gli è stato vietato di girare film per 20 anni ?! Makhmalbaf e fuggito dall Iran e in esilio?! vogliamo ricordarlo, il regime iraniano ha ucciso centinaia di dissindenti in patria e all’estero, ha finanziato (e finanzia) il peggior terrorismo internazionale, ha abusato e abusa quotidianamente dei diritti umani, reprimendo senza pieta minoranze religiose, etniche, omosessuali e dissidenti politici (oltre 1000 impiccaggioni solamente nell’ultimo anno…) Gli abusi sistematici dei diritti umani, inoltre, sono stati ben documentati dall’inviato speciale per i Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed sperando di avere da Lei risposte e, soprattutto, di averLe fatto comprendere come sia realmente assurdo che, una Repubblica nata sulle ceneri del fascismo, voglia stringere rapporti preferenziali e amichevoli con un’altra Repubblica, quella Islamica, basata su una ideologia e delle leggi totalmente razziste, misogine e fondamentaliste. Cordiali Saluti

venerdì 25 ottobre 2013

La persecuzione delle donne della resistenza iraniana a Camp Ashraf e Liberty

Nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sede del Partito Radicale, esponenti del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transparito, Nessuno tocchi Caino e Non c’è Pace senza Giustizia hanno sostenuto l’appello del Consiglio Nazionale della resistenza iraniana per la liberazione delle 7 persone, di cui 6 donne, sequestrate dalle forze irachene il 1° settembre durante l’attacco armato a Camp Ashraf nel corso del quale sono state sommariamente giustiziate 52 persone con un colpo alla nuca.
Le 7 persone, secondo recenti notizie, si trovano nel carcere al-Huot nella zona aeroportuale di Baghdad e rischiano seriamente di essere estradate in Iran
Decine di appartenenti alla resistenza iraniana, in Iraq come a Ginevra, Londra, Ottawa, Berlino e Melbourne hanno avviato una iniziativa nonviolenta di sciopero della fame che dura dal 1° settembre 2013. Nel corso della conferenza stampa, Faride Karimi, responsabile diritti umani per il Consiglio resistenza iraniana, si è rivolta al Ministro degli Esteri Emma Bonino, affinchè si attivi per la liberazione dei 7 ostaggi.

mercoledì 23 ottobre 2013

Avanti il Boia


Hassan Rouhani il nuovo presidente dell’ Iran non esita, senza timore e remore chiama direttamente nel suo governo, elementi legati alla repressione interna e al terrorismo internazionale.
Maryam Rajavi, presidente del consiglio della resistenza, aveva ragione paragonando l’elezione in Iran come la sabbia mobile che ingoierà il regime totalitaria di Tehran e che andrà verso la massima espansione del terrore nel mondo. La conferma arriva immediata, basta leggere alcuni nomi di ministri per confermare una sensazione: Mostafa Pour-Mohammadi, Ministro della Giustizia, è uno degli alti funzionari responsabili dell’eccidio di 30.000 prigionieri politici nel 1988 e di numerosi attentati nel mondo. Altri membri del nuovo governo sono alti funzionari del regime stesso che, negli ultimi tre decenni, sono stati ampiamente coinvolti in guerre, repressioni, esportazione del terrorismo e del fondamentalismo.
Come ha sottolineato Rajavi, proprio il giorno dopo le elezioni, nessun cambiamento si può immaginare senza libertà per i prigionieri politici, libertà di parola, libertà di associazione politica, cessazione dell’aggressiva ingerenza in Siria e in Iraq e interruzione del progetto per la bomba atomica.
Sessanta giorni dopo le elezioni, Rouhani ha ben dimostrato, in varie occasioni, che non vuole né può portare alcun cambiamento riguardo alle suddette questioni. Rouhani ha detto al primo ministro siriano, arrivato a Tehran per partecipare alla sua cerimonia di insediamento, che il regime dei mullah non cesserà di appoggiare il governo di Damasco nella lotta contro il popolo Siriano.
Curriculum politico di alcuni ministri:
-Mullah Pour-Mohammadi era un importante membro del trio “Commissione della Morte” che ha ricoperto il ruolo più importante nell’eccidio di 30.000 prigionieri politici nel 1988. L’orribile massacro di 100 studenti tra i 16 e i 18 anni, e l’espulsione degli insegnanti di Bandar-Abbas.
Pour-Mohammadi è stato anche coinvolto negli “omicidi a catena”. Non ha mostrato pietà nemmeno verso i suoi parenti, infatti è stato coinvolto nel brutale omicidio, con il corpo dato alle fiamme, del cugino di sua moglie Ashraf al-Sadat Borghai .
- Mullah Seyed Mahmoud Alavi, Ministro dell’Intelligence: E’ stato incaricato del Dipartimento per la Supervisione ed Ispezione e del Dipartimento per le Pubbliche Relazioni e la Propaganda all’interno dell’organo repressivo e di spionaggio noto come “Fede-Politica” del Ministero della Difesa, ricoprendo un ruolo importante nella repressione ed uccisione del personale militare che era contro il regime.
 - Hamid Chitchian, Ministro dell’Energia: Comandante del Dipartimento Intelligence di Tabriz è stato un tassello chiave negli organi repressivi.
- Abbas Akhoundi, Ministro per gli Alloggi: E’ stato uno dei primi membri del Consiglio Centrale della Jihad  per la Ricostruzione, responsabile di aver fornito la logistica per la guerra Iran-Iraq.
Dopo le elezioni tra 19 giugno al 10 agosto, in Iran, sono state impiccate 102 persone!
Dr. Jamshid Ashough

domenica 13 ottobre 2013

Iran. Quattro anni di carcere per donna convertita al cristianesimo

ArticoloTre
La sharia iraniana non consente la conversione dall’islam: la punizione può essere addirittura la pena capitale. Mariam Naqqash, una delle principali organizzatrici di cerimonie religiose cristiane a Teheran, è stata condannata a 4 anni di carcere.
È stata condannata a 4 anni di carcere Mariam Naqqash, iraniana convertita al cristianesimo. Lo riferisce il sito d’informazione Iran press news, spiegando che Naqqash è stata riconosciuta colpevole dal Tribunale della Rivoluzione di Teheran di “attentato alla sicurezza nazionale, avendo fatto propaganda religiosa nel paese”. La donna è nota per essere tra le principali organizzatrici delle cerimonie religiose cristiane a Teheran. Accusata, inoltre, di spionaggio a favore di Gran Bretagna e Israele, è stata rinchiusa nel carcere di Evin, a Teheran.

Secondo i siti d’informazione attivi nell’ambito dei diritti umani, sono diverse le chiese clandestine fondate dai neo-cristiani iraniani a Teheran e nelle città vicine alla capitale quali Shahriar, Fardis e Karaj. Negli ultimi anni sono aumentate in modo considerevole le conversioni, soprattutto dei giovani, dall’Islam alle altre religioni, in particolare il cristianesimo, lo zoroastrismo e la fede bahai. 

Stando ad alcuni siti d’opposizione, negli ultimi due anni oltre 300 iraniani convertiti al cristianesimo sarebbero stati arrestati su ordine dell’autorità giudiziaria iraniana. La sharia in vigore in Iran non consente la conversione dall’islam ad altre religioni. L’abiura dell’islam è punibile anche con la pena capitale. Ecco perchè molte conversioni in Iran avvengono in segreto.

martedì 24 settembre 2013

Ministro Bonino ,NO al dialogo con chi usa esecuzioni capitali e torture come risposta a eventuali dissensi . Non importiamo la dittature!

Emma Bonino incontra Zarif, ministro degli Esteri
Ministro Bonino
Non posso pensare che una mente proiettata nell' UMANITARIO quale la sua , possa credere alle ingannevoli dichiarazioni del Presidente Iraniano Rohuani .
Farsi portavoce per un dialogo con l'Occidente !
Quale dialogo si può intrattenere con chi fa un uso sistematico di mezzi quali esecuzioni capitali e torture , nei confronti dei propri cittadini , quando osano esprimere dubbi , neanche dissenso .
Come può pensare dì avviare un dialogo con chi sta riportando la donna nel mondo dell' invisibile !
Ministro Bonino come può avviare un dialogo con chi , nel diniego assoluto dei diritti umani si era posto quale Presidente Moderato Un coraggioso NO al modello Komheinista!

lunedì 16 settembre 2013

Iraq: l'ennesima strage contro i residenti iraniani a campo Ashraf

Viene presentato un video e una foto del massacro di domenica 1 settembre compiuto dalle forze di sicurezza irachene contro i residenti iraniani del Campo Ashraf, nel quale sono stati uccisi 52 membri della resistenza iraniana e altri 7 sono stati presi in ostaggio e tenuti in luogo segreto. Le immagini mostrano uomini e donne prima ferite e poi "giustiziate" con un colpo alla testa, in alcuni casi con le mani ancora legate

lunedì 9 settembre 2013

Firma per una dichiarazione contro il massacro di Camp Ashraf e per la tutela dei residenti di Camp Ashraf e Liberty

Il massacro brutale dei residenti di Ashraf del 1 settembre 2013, che ha lasciato sul campo 52 martiri e 7 ostaggi, è stato perpetrato dalle forze irachene su ordine di Khamenei e Maliki; si è trattato di un grande crimine contro l’umanità e non dovrebbe passare sotto silenzio. Khamenei, alle prese con problemi interni e internazionali, aveva un’assoluta necessità di questo eccidio, che è un’altra faccia dell’attacco chimico alla periferia di Damasco e della carneficina di centinaia di civili, bambini compresi
.
Noi, firmatari di questa dichiarazione, condanniamo l’apatia e il silenzio delle organizzazioni internazionali nei confronti di questi crimini orrendi dei mullah che governano l’Iran e del loro governo fantoccio in Iraq, e chiediamo agli Iraniani nel mondo e alle persone responsabili e rette delle altre nazioni di sostenere e difendere i residenti di Camp Liberty e Camp Ashraf. Affianco agli Iraniani, sollecitiamo l’Unione Europea, il governo degli Stati Uniti e le Nazioni Unite a richiedere le seguenti misure
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Primo: Impegnarsi per il rilascio immediato dei 7 ostaggi dell’attacco
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Secondo: Mandare via le forze irachene da da Camp Ashraf e Liberty e sostituirle con i Caschi blu delle Nazioni Unite, per difenderli fino alla conclusione del processo di trasferimento dei residenti dei campi verso l’Europa o gli Stati Uniti
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Terzo: Istituzione di un comitato internazionale di indagini imparziali e deferimento dei fatti del 1° settembre al Consiglio di sicurezza perché venga fatta giustizia e i responsabili siano puniti.
Indirizzo E-mail per firmare in sostegno di questa dichiarazione:
ashraf.massacre@gmail.com

domenica 8 settembre 2013

IRAN. Chi comanda i pasdaran che combattono in Siria: Mohammad Reza Zahedi


Reza Zahedi mohamad A guidare i circa 4mila pasdaran iraniani che al momento sono in Siria impegnati nel sostegno all’Esercito di Bashar al-Assad, è il generale Mohammad Reza Zahedi: l’ufficiale era uno dei comandanti dell’Esercito della Repubblica islamica ai tempi della guerra Iran – Iraq, negli Anni ’80, ed in seguito, dal 1992 al 1996 e dal 1998 fino al 2002 è stato a capo della Brigata al-Quds in Libano ed in Siria, dove era conosciuto con il nome di Mohammad Reza Mahdavi; sempre in quel periodo è stato rappresentante di Khamenei in Libano e secondo segretario presso l’ambasciata iraniana a Beirut.
Dal 2006 al 2008 è stato comandante dell’Esercito dei pasdaran (Guardiani della Rivoluzione), oltre che responsabile della Base Sarallah, che garantisce la sicurezza di Teheran.
Il suo nome appare nella lista delle persone e delle aziende con cui non è possibile intrattenere rapporti, frutto della Risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
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reza Zahedi fuori

domenica 1 settembre 2013

il raid delle forze irachene di Nour al-Maliki contro i residenti iraniani di Camp Ashraf

Ultimo aggiornamento da Camp Ashraf Iraq (10:00 Baghdad ora locale) Il bilancio delle vittime del raid delle forze irachene al comando di Nour al-Maliki contro i residenti iraniani di Camp Ashraf in Iraq è salito a 44.
Il raid è iniziato a mezzanotte ed è ancora in corso.
Il campo è stato isolato e le forze irachene, che si avvalgono anche di unità di combattimento speciali (SWAT) fanno anche uso di mortai: una fitta coltre di fumo si è levata dal campo.
Molti feriti versano in condizioni critiche.
Altri residenti sono stati presi in ostaggio.
I martiri identificati sono: Zohreh Ghaemi, vice segretario generale del PMOI/MEK; Giti Givehchian, membro anziano del Consiglio del PMOI Mitra Bagherzadeh Gila Toloue, Fatemeh Kamyab , Maryam Hosseini, Majid Shivyari, Azim Naroui, Rahman Manani, Hassan Jabari, Mehdi Fatollah Nejad, Alireza Khooshnevis, Mohammad Reza Safavi, Saeed Akhavan, Hossein Rassouli, Nasser Habashi, Ali Asghar Mechanic, Ali Mahmoudi, Ibrahim Assadi.
La resistenza iraniana chiede un’azione urgente e si appella all’UNAMI e all’ambasciata statunitense in Iraq perché inviino immediatamente una delegazione nel campo per fermare il massacro dei residenti.
  settembre 2013

sabato 17 agosto 2013

Iran: Il Ministro della Difesa Hassan Rouhani stato il fondatore dello hezbollah Libanese


CNRI- Secondo quanto rivelato dai siti web del regime, il nuovo Ministro della Difesa del Regime Iraniano nominato da Hassan Rouhani è uno dei fondatori del gruppo terrorista libanese.Gli ultimi dettagli del passato torbido di Hossein Dehghan vengono dopo i rapporti che lo vedevano anche come uno dei primi studenti terroristi dell’ambasciata di Teheran nel 1979 che avevano preso in ostaggio 53 diplomatici americani.  Ora le notizie dei nuovi siti del regime dicono come Dehghan sia stato un membro fondatore delle Guardie Rivoluzionarie e un comandante del IRGC a Teheran fino al 1982 quando giocò un ruolo attivo nella repressione dell’opposizione.
Fu poi nominato comandante della forze del IRGC in Siria prima della formazione della guarnigione degli agenti libanesi vicino al confine col Libano.
In seguito entrò in Libano per stabilizzare la guarnigione di Abol-Fazl Abbas nella regione di Nabi-Shit nella valle di Bakon ed organizzare le forze dello Hezbollah.
Secondo i siti web del regime, Dehghan aveva chiuso qualsiasi tipo di relazione con i leader dello Hezbollah incluso Seyed Abbas Moussavi, il primo e più importante Hezbollah ucciso nel 1992 e Seyed Hassan Nasrallah, l’attuale leader del gruppo.
Dehghan, nato a Shahreza nel 1957, nel centro dell’Iran, ha mantenuto il suo legame con lo Hezbollah ed ha anche rilasciato sue foto in Libano lungo il Moussavi.
Dettagli del ruolo di Dehghan nella crisi degli ostaggi statunitensi sono stati riferiti a vari siti web del regime clericale incluso shakhsiatnegar.com ed il sito degli Studenti Mussulmani che seguono la Linea dell’Imam. Comunque questa informazione è stata omessa dalla biografia ufficiale fornita alla stampa che seguiva la sua nomina.

martedì 9 luglio 2013

Iran ha lanciato il proprio servizio di posta elettronica interno gestito dallo Stato



L’Iran ha lanciato il proprio servizio di posta elettronica interno gestito dallo Stato. Lo ha annunciato il Ministro dell’Informazione e della Comunicazione Tecnologica iraniano, Mohammad Hasan Nami, alla tv di Stato iraniana.
“D’ora in poi – ha spiegato il ministro – a ogni iraniano verrà assegnato un indirizzo mail individuale che dovrà essere impiegato per la comunicazione elettronica con le agenzie governative”. Una decisione presa per migliorare le interazioni e la comunicazione tra il governo il popolo. Almeno è stata questa la motivazione ufficiale, ma non è chiaro se in realtà si tratta di un modo per rafforzare i controlli sulla rete.
Al momento il Ministero non ha precisato se queste mail dovranno essere usate obbligatoriamente o meno, e come l’introduzione di un nuovo provider di posta elettronica influirà sulla privacy dei cittadini iraniani. Intanto a ciascuno sarà assegnato un indirizzo mail con il dominio “mail.post.ir”, mentre in tutto il Paese sono già stati istituiti i primi data center, al fine di supportare il nuovo sistema.
L’Iran ha discusso per anni sulla creazione di un proprio servizio di posta elettronica interna, con l’obiettivo di contrastare i provider stranieri di posta elettronica come Gmail e Yahoo.
Le statistiche ufficiali mostrano che circa la metà degli iraniani usufruisce della Rete, nonostante i continui tentativi di blocco e filtraggio imposti dalle autorità. Nel 2012 gli utenti iraniani che hanno utilizzato Internet sono stati 42 milioni, secondo l’ultimo rapporto pubblicato da InternetWorldStats.com
Al momento, le dichiarazioni rilasciate dal neo presidente eletto Hassan Rouhani qualche giorno fa, sulla necessità di allentare il filtraggio della rete e i controlli multimediali da parte delle autorità, non hanno avuto alcun effetto.

giovedì 4 luglio 2013

IRAN: 25 ESECUZIONI IN DUE GIORNI




 25persone sono state impiccate tra ieri e oggi in Iran, per diversi crimini. 
I primi quattro prigionieri sono stati impiccati oggi nel carcere Rajai Shahr di Karaj. Lo rende noto l’organizzazione Iran Human Rights, secondo cui i quattro erano stati riconosciuti colpevoli di omicidio. Tre di loro sono stati identificati come "Mohammad Jafari", "Ali Yadegari" e "Karim Taraj".
Il 2 luglio, 21 prigionieri sono stati impiccati nel carcere Ghezel Hesar di Karaj, hanno reso noto fonti vicine a Iran Human Rights (IHR).
Dei 21 impiccati, 17 erano detenuti nello stesso carcere di Ghezel Hesar, mentre altri 4 erano stati trasferiti da altre prigioni.
In particolare, un giustiziato identificato come "Mohsen Jahanbakhsh" era stato trasferito dal carcere di Rajai Shahr.
Jahanbakhsh era nato nel 1977 ed era stato condannato dal giudice Salavati, che lo aveva riconosciuto colpevole di Moharebeh (guerra contro Dio) per partecipazione ad una rapina a mano armata.
La sua famiglia non è stata informata dell’esecuzione e non è stata quindi in grado di incontrarlo un’ultima volta.
Non sono note le identità degli altri impiccati, per la maggior parte riconosciuti colpevoli di Moharebeh, “corruzione sulla Terra”e reati legati alle droghe. (Fonti: Iran Human Rights, )

lunedì 24 giugno 2013

Iran, ecco perché le elezioni sono state una farsa








Il più grande raduno mondiale di iraniani in esilio, seicento dignitari politici tra cui Zapatero, Giuliani, Betancourt, oltre a legislatori e giuristi che rappresentano un ampio spettro di tendenze politiche provenienti da 47 paesi in tutto il mondo
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Due giorni fa nei pressi di Parigi si è levata una voce contro le elezioni di Teheran: “Elezioni una farsa di regime, il nuovo presidente illegittimo, l’unica opzione è quella di rovesciare il regime e il movimento del supporto Maryam Rajavi
”.
Dal meeting è emersa la consapevolezza che il nuovo presidente del regime è un funzionario “della macchina del regime di guerra e della repressione”, ma allo stesso tempo adesso occorre “attenzione verso gli Stati Uniti e l’Onu per la sicurezza dell’opposizione iraniana
”.
Il raduno ha condannato con la massima fermezza il terzo attacco missilistico contro profughi inermi residenti in un carcere dell’entroterra. Un attacco che ha causato due morti e settanta feriti, ma l’assalto sarebbe stato effettuato dal terrorista Qods e con il sostegno del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki
.
I relatori hanno invitato il governo degli Stati Uniti, le Nazioni Unite, l’Unione europea e il Parlamento europeo a garantire i diritti dei residenti indifesi di Ashraf e Liberty, e, in particolare, garantire la loro sicurezza. Hanno sottolineato che l’unico modo per evitare il ripetersi di questa tragedia è di tornare temporaneamente ad Ashraf dove potrebbero essere gradualmente reinsediati in paesi terzi
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Resistenza
Ma il nodo è anche un altro: l’unico modo per liberare il Paese dal regime che ha minacciato la pace e la sicurezza in tutto il mondo, soprattutto in Medio Oriente, è un cambiamento netto per mano del popolo iraniano e del loro movimento di resistenza organizzata. Per questo hanno inneggiato all’apporto della signora Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, per i suoi dieci punti programmatici per l’instaurazione della democrazia e della libertà in Iran
.
Così dal meeting si è levata la richiesta che il movimento venga ufficialmente riconosciuto. Un attacco è partito all’azione del Segretario generale delle Nazioni Unite Rappresentante Speciale in Iraq, Martin Kobler, che secondo il Meeting parigino avrebbe avallato le azioni intraprese contro i profughi



L’editto di Rajavi
Maryam Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), è stato il relatore principale. E ha descritto le urne iraniane come una chiara testimonianza della fase finale del regime, prima di essere rovesciato e ha osservato: “Anche se Khamenei ha eliminato Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, che è stato determinante nel portarlo al potere, tra avallare Hassan Rowhani e le rivolte popolari ha scelto la prima
.
Diverse ore prima di annunciare il risultato delle elezioni, Khamenei ha cercato di nascondere la sua sconfitta, attaccando Liberty e uccidendone i combattenti nel tentativo di mettere in guardia il popolo iraniano”. Accuse precise a cui ha fatto seguito la considerazione che “il nuovo presidente del regime iraniano è un funzionario della macchina del regime di guerra e repressione
”.
Da qui l’invito della signora Rajavi al nuovo presidente dei mullah di acconsentire alle richieste immediate del popolo iraniano. Il riferimento è alla libertà di espressione e dei diritti umani,al rilascio dei prigionieri politici e al riconoscimento della libertà di partiti politici. Ma anche alla condanna per le aggressioni in Siria e in Iraq perché “se non si fermerà il programma di armi nucleari, non cambierà nulla in Iran
”.
Chi c’era: da Rudy Giuliani a Ingrid Betancourt
Al raduno francese sono intervenuti  alte personalità politiche e istituzionali provenienti da tutto il mondo tra cui: Rudy Giuliani, ex sindaco di New York; il generale James Jones, ex Consigliere della Sicurezza Nazionale del presidente Obama; una delegazione del Congresso degli Stati Uniti, Louis Freeh, ex direttore dell’FBI, Patrick Kennedy, ex membro della Camera dei Rappresentanti, James Conway, comandante del 34 ° Corpo dei Marines; Porter Goss, ex direttore della CIA; il Vicepresidente del Parlamento europeo Alejo Vidal-Quadras; Aude de Thuin, Fondatore e Presidente del Forum delle donne per l’Economia e società; David Amess, membro del Parlamento britannico; Horst Teltschik, membro dell’International Advisory Board del Council on Foreign Relations; Giulio Maria Terzi, ex Ministro degli Affari Esteri italiano, José Luis Rodríguez Zapatero, ex primo ministro della Spagna; Ingrid Betancourt, ex candidata alla presidenza della Colombia; Russ Hiebert, Membro del Parlamento canadese; il senatore ceco Yroumir Eschtetina, Membro del Comitato per gli affari africani; Sid Ahmed Ghozali, ex Primo Ministro d’Algeria; Najat Bubakr, Membro della Palestina Parlamento.

Twitter@FDepalo

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Hormozgan (Iran meridionale): 200 prigionieri in attesa di esecuzione

Iran Human Rights

Secondo Ali Olya, capo della magistratura di Hormozgan (Iran meridionale), circa 200 condannati a morte sono in attesa di esecuzione.

Ali Olya, parlando con i giornalisti, ha detto: “14 dei 297 condannati a morte a Hormozgan sono stati messi a morte lo scorso anno (calendario iraniano: 21 Marzo 2012- 20 marzo 2013.) e circa 200 condannati a morte sono in attesa che la loro condanna sia eseguita”. “La maggior parte di questi prigionieri sono condannati per droga o per omicidio”, ha aggiunto.

Nessuna delle 14 esecuzioni è stata annunciata da fonti ufficiali.

Secondo il rapporto annuale sulla pena di morte in Iran di Iran Human Rights (IHR), ci sono state 286 esecuzioni non annunciate o eseguite in segreto nel 2012 in 15 diverse prigioni. Tuttavia, le prigioni di Hormozgan non erano tra le carceri in cui sono avvenute esecuzioni che IHR è riuscita a confermare. Ciò indica che le esecuzioni che avvengono in segreto sono più diffuse ed i numeri sono molto più alti rispetto ai dati forniti dalle organizzazioni per i diritti umani

mercoledì 19 giugno 2013

Iran si qualifica ai Mondiali di calcio 2014. Ma le donne non possono partecipare ai festeggiamenti ufficial

Calcio, politica e diritti: l’altra sfida di Rouhani. Ieri la nazionale di calcio iraniana si è aggiudicata la qualificazione al Mondiale brasiliano del 2014, vincendo 1 a 0 contro la Corea del Sud. Grande festa per le strade di Tehran.
Qui una fotogallery dei festeggiamenti a Tehran.
Oggi alle 16 la nazionale di calcio sarà accolta allo Stadio Azadì (che in persiano vuol dire Libertà) di Tehran, per festeggiare la qualificazione alla Coppa del Mondo del 2014. Tuttavia, un comunicato emesso dalla FEDERCALCIO iraniana e diffuso lunedì dall’agenzia stampa Mehr, affiliata al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza del regime, ha fatto sapere che le donne non saranno autorizzate a partecipare ai festeggiamenti presso lo stadio Azadì. (Fonte NCRI – Iran)
Intanto parte la mobilitazione sul web per protestare contro la decisione delle autorità iraniane. Qui, qui e qui i volantini di protesta che circolano sui social network, dove molti invitano le donne a recarsi allo stadio nonostante il divieto.
Sul fronte dei diritti delle donne, durante la sua campagna elettorale, il neo presidente eletto Rouhani ha dedicato ampio spazio e attenzione alle questioni relative ai diritti delle donne, promettendo di istituire un ministero per gli affari femminili e garantire la parità di genere, anche in relazione alle opportunità di lavoro.
Amnesty International ieri ha rilasciato un comunicato stampa, invitando il neo presidente Hassan Rouhani a mantenere le promesse sul
rispetto dei diritti umani.

sabato 15 giugno 2013

Attacco missilistico a Camp Liberti



  al Segretario Generale delle Nazioni Unite, all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e il Segretario di Stato degli Stati Uniti per il ritorno immediato dei residenti di Campo Liberty ad Ashraf
 
CNRI .Campo Liberty, situato alla preferia di Baghdad è stato colpito con missili alle ore locale 13:15 con 6 morti, 27 feriti, di cui alcuni gravi 
il mondo non deve permettere che i dissidenti iraniani siano ammassati in un campo di prigionia chiamato Liberty, in quanto ciò sarebbe non solo contro ogni legge internazionale, ma contro ogni legge morale

domenica 9 giugno 2013

Iran, il ritorno della lapidazione per adulterio

Le persone e la dignita Corriere della Sera Amnesty International

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Il Consiglio dei guardiani, organo costituzionale iraniano non elettivo composto da 12 giuristi religiosi incaricato di vagliare tutta la legislazione per accertarne la compatibilità con la Costituzione e la legge islamica, ha reinserito la pena della lapidazione correggendo una bozza precedente del nuovo codice penale iraniano in cui la lapidazione, come pena esplicita per il reato di adulterio, era stata omessa.
Lo ha reso noto Iran Human Rights Italia, riprendendo una denuncia di Human Rights Watch.
Il 27 aprile l’agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr aveva riferito che il Consiglio dei guardiani aveva terminato la revisione e la correzione della bozza del nuovo codice penale e che la normativa sarebbe presto entrata in vigore.
Il Consiglio dei guardiani aveva approvato una precedente versione della bozza del nuovo codice, ma alla fine dello scorso anno aveva deciso di apportarvi ulteriori modifiche prima dell’entrata in vigore.
La versione precedente proponeva l’abolizione delle disposizioni che prevedono la lapidazione a morte come pena per l’adulterio. Peraltro, quella versione avrebbe ancora permesso ai giudici di far riferimento a fonti religiose – tra cui la Sharia e le fatwa (editti religiosi) emesse dal clero sciita di alto rango – che potevano contemplare la lapidazione degli adulteri.
La bozza modificata identifica invece esplicitamente, di nuovo, la lapidazione come forma di punizione per le persone giudicate colpevoli di adulterio o di rapporti sessuali al di fuori del matrimonio.
Il nuovo codice disciplina in modo articolato i casi in cui un’adultera o un adultero possano essere lapidati, impiccati o frustati.
Ai sensi dell’articolo 225, se il tribunale e il capo della magistratura stabiliscono che “non è possibile”, in un particolare caso, applicare la lapidazione, la persona può essere messa a morte con un altro metodo qualora le autorità abbiano provato il reato sulla base delle dichiarazioni rese da testimoni oculari o della confessione dell’imputato.
Il codice riveduto prevede anche che i tribunali che condannano gli imputati per adulterio sulla base della “conoscenza del giudice” (una dottrina notoriamente vaga e soggettiva che permette condanne in assenza di qualsiasi prova concreta) possono imporre la pena di 100 frustate al posto della lapidazione a morte. La pena per le persone giudicate colpevoli di fornicazione o di rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, che coinvolgano una persona non sposata, è di 100 frustate.
In assenza di dati ufficiali, le organizzazioni per i diritti umani stimano che siano almeno 10 le persone, uomini e donne, attualmente in prigione e a rischio di esecuzione per lapidazione in base all’accusa di adulterio. Almeno 70 persone sono state messe a morte con la lapidazione in Iran dal 1980. L’ultimo caso noto si è verificato nel 2009.
Di questa ed altre questioni riguardanti la situazione dei diritti umani in Iran si parlerà questa sera a Roma, in un incontro con la scrittrice Sahar Delijani.